Ieri ero morte, oggi sono vita

UNA STORIA “SCRITTA”
DA UNA MINA ANTIPERSONA CHE SCOPRE
IL SIGNIFICATO AUTENTICO DEL BRILLARE

Ieri ero morte.

Ero minaccia subdola, ero strumento di guerra. In mano a militari, ero tattica distruttiva potente ai danni di un popolo innocente.

Ieri, ero stata fabbricata per infondere paura, orrore, per portare distruzione, lacerazione.

Ero stata scelta, negli anni ‘80, come strumento “di dissuasione” nella guerra tra Khmer rossi e Vietnam.

Ieri, ero una mina antiuomo, mimetizzata sotto terra e rimasta inesplosa per anni. Chi mi ha trovato è stato fortunato, non gli sono scoppiata in faccia, come succede tante volte. Troppe. Dai 4 ai 6 milioni di mine ancora dormienti in Cambogia. Così ettari ed ettari di terre che potrebbero dare frutto e mantenere una popolazione tra le più povere al mondo, rimangono incolte, abbandonate. La gente ha paura. Ma la necessità di procurarsi cibo o legna spesso fa addentrare le persone nel bosco. È una mossa azzardata, lo sanno! Di fatti le amputazioni, le mutilazioni sono ancora all’ordine del giorno, e la campagna di sminamento promossa dal governo e dalle ONG è lunga e pericolosa.

Un giorno mi era passato accanto un bambino che si era temerariamente allontanato dal villaggio e dai genitori. In mezzo a foglie, rami secchi, sarebbe bastato un altro passo e…. buuuum!! Sarei esplosa, portandogli via un piedino, un braccio, e molti sogni.

Ieri, ero trappola maledetta, interruzione volontaria di futuro, negazione della pace.

Ieri ero morte.

Oggi… oggi sono vita!

Sono occasione di speranza, promessa di futuro. Segno di bellezza, strumento di riscatto.

Oggi, sono stata individuata, nella terra umida che mi aveva inghiottita molti anni prima. Isolata l’area intorno a me, sono stata prudentemente disinnescata. Mi hanno venduta per pochi soldi. Da lì è cominciata la mia nuova vita.

Delle mani sapienti mi hanno martellata, trasformata in sottile lamina di metallo, e poi lavorata, modellata, e mi è stata data una forma e una lucentezza nuove.

Oggi sono vita! Sono stata riciclata per diventare collana, orecchini, anello, oggetti di ottone finemente cesellati, leggeri ed eleganti. Oggi brillo, non mi faccio brillare!

Ad avere la… brillante idea che anche il più orribile degli ordigni potesse trasformarsi nel più raffinato degli accessori, è stato un orafo italiano, Igino Brian, originario di Vicenza. Nel 2005 ha aperto una scuola orafa a Phnom Penh, la capitale cambogiana, dove accoglie ragazzi di strada per insegnare loro l’arte del fare gioielli. Molti anni prima, avendo conosciuto la Cambogia attraverso alcune esperienze di volontariato, questo signore aveva scelto, insieme alla moglie, di adottare un ragazzo cambogiano. Ma non era abbastanza, entrambi sentivano crescere dentro di loro “un silente richiamo d’aiuto” da quella terra. Così, vent’anni dopo, avevano preso l’importante decisione di trasferirsi in Cambogia, per essere più vicini ad una popolazione che avevano nel cuore, e aiutarla concretamente con un progetto ambizioso e lungimirante. L’obiettivo di Igino era quello di trasmettere le sue competenze professionali, di insegnare un mestiere a dei giovani per farli uscire dalla miseria.

gioielli da mine antiuomo

Oggi sono vita, sono slancio verso un mondo di possibilità. Sono bellezza negli occhi di chi nella vita ha conosciuto solo squallore. Povertà estrema, prostituzione, tossicodipendenza, giornate passate per strada o in discarica, a raccogliere rifiuti. Tra odori nauseanti e individui malintenzionati.

“Vivevo in una baracca, fatta di legno e lamiera” racconta una ragazza che ha incontrato il maestro orafo a 17 anni. “Odiavo quella sistemazione, volevo andarmene, perciò chiesi a Igino di poter rimanere a dormire nella scuola, anche tra i macchinari del laboratorio.” E così oggi, accanto alla scuola-laboratorio che crea gioielli con mine e bossoli di mortaio è nata anche una casa famiglia, con 4 alloggi dove vengono accolti i ragazzi che non hanno altra sistemazione. Sono già più di un centinaio gli allievi che si sono formati nella scuola. La strada verso l’emancipazione è ancora lunga, “ma vedrà, dice Igino, questi ragazzi riusciranno a diventare padroni del loro futuro.”

Oggi sono vita! Sono un fiore sbocciato su una ferita di guerra.

Oggi rinasco, oggi brillo!

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