Cosa c’è dentro all’uovo di Pasqua

Cosa lega un mazzo di chiavi, un corso di ristorazione, un dialetto ghanese, e 200 uova di Pasqua?

 

Andiamo con ordine.

 

Le chiavi sono quelle di uno degli appartamenti gestiti dalla nostra Cooperativa, chiavi che sono state consegnate qualche tempo fa a una mamma – con una figlia di 10 anni – che Casa Betania conosce da molti anni. S. viene dal Ghana, è una persona speciale, piena di risorse, determinata ma dolce nel sorriso, nei modi, nel parlare.

L’anno scorso S. ha partecipato al percorso di orientamento al lavoro del progetto Augeo, grazie al quale è stata segnalata alla Fondazione Adecco, che le ha proposto un corso di operatore della ristorazione presso la Fondazione Il Faro. Così racconta quest’esperienza:

 

Questa storia ha inizio il 19 marzo dell’anno scorso. Una mattina piuttosto piovosa ci siamo trovati qui, in una delle aule, 17 ragazzi ognuno diverso dall’altro ma con in comune un desiderio talmente forte che neanche il diluvio e il traffico sono riusciti a frenare: il desiderio di esplorare e conoscere il mondo della cucina. Adesso che ci penso è proprio quel desiderio che ci ha tenuti uniti nonostante le nostre differenze, che a volte hanno portato malintesi e litigi che però si sono risolti quasi subito.

Quel giorno abbiamo scelto un motto, due parole, con cui potevamo identificarci: GRANDE CORAGGIO.

Pian piano abbiamo imparato cominciando dalla mise en place, la pulizia degli ortaggi, la loro conservazione e taglio per poi cominciare a cucinare, leggendo ed eseguendo le ricette con l’aiuto di tre Chef. Abbiamo imparato come sono fatti i vari alimenti, come conservarli e soprattutto come cucinarli con varie tecniche di cottura.

Nell’ambito della sala ora possiamo agire con una certa capacità perché abbiamo avuto un ottimo docente che ci ha insegnato le varie mise en place e tecniche di servizio. Abbiamo anche imparato i nostri diritti e doveri di lavoratori e la normativa HACCP (la pulizia personale, le regole da osservare nel trattamento dei cibi freschi, di quelli di origine animale e vegetale)

Insomma, siamo arrivati qui con una valigia vuota e oggi siamo giunti al termine del nostro percorso con una valigia piena di conoscenze e competenze relative al mondo della cucina.

Forte di quest’esperienza, S. sta cercando lavoro come operatore di sala; ma a fianco di questo percorso se ne intreccia anche un altro, si aggiunge un’altra freccia al suo arco di opportunità professionali.

S. vorrebbe riprendere il lavoro di interprete, come che ha già svolto in passato. “Bello! – con l’inglese, giusto?” le chiedo io, immaginando si riferisse alla lingua ufficiale parlata in Ghana.

 

Sì, ma non solo. In realtà mi chiamano soprattutto le commissioni territoriali che si occupano delle pratiche per i richiedenti asilo. A loro spesso serve qualcuno che sappia parlare il twi (si pronuncia tci), uno dei dialetti del mio Paese.  Agli immigrati che chiedono il riconoscimento della protezione internazionale viene concesso di esprimersi con la lingua con cui sono più familiari, per cui quando vengo convocata posso aiutarli a raccontare e tradurre la loro storia.

 

Che meraviglia! Penso a quanto deve sentirsi sollevata una persona che, dopo un viaggio della speranza spesso allucinante, dopo chissà quali angosce, traumi, paure e continue incertezze, dopo mesi e mesi improvvisamente sente parlare il dialetto del suo villaggio, accompagnato da un volto e da un sorriso che diventano subito familiari. In questo desiderio di S. ci vedo un bellissimo senso di restituzione… ma non approfondisco.

S. è una delle tante mamme che risiedono, insieme ai loro figli, negli appartamenti detti “della semiautonomia”. L’esperienza di vita all’interno di una casa, condivisa con altre mamme nella stessa condizione, è preziosa per queste donne perché offre loro la possibilità di sperimentare in prima persona la gestione di un’abitazione, l’assunzione di responsabilità e l’organizzazione del proprio tempo, sapendo di poter contare sul sostegno discreto ma assiduo delle operatrici della Cooperativa che sono sempre al loro fianco.

 

Insieme delineano un progetto in cui le mamme, avendo avuto modo di riflettere su loro stesse e sulle loro capacità, possono porsi degli obiettivi da traguardare sul breve e medio termine, nell’ottica di una sempre maggiore stabilità lavorativa e, di conseguenza, di un’indipendenza economica. Con i nuclei con cui convivono si instaurano spesso solide e fruttuose alleanze, sia con le madri che con i figli, soprattutto quando la famiglia d’origine è assente o molto lontana.

Ci manca ancora qualcosa… le 200 uova di Pasqua?! Sono quelle che stiamo proponendo a tutti gli amici vicini e lontani di Casa Betania, i quali con 10€ in cambio di tanto buon cioccolato possono aiutare le mamme come S. ad affrontare con maggiore serenità questo pezzo di cammino. I soldi raccolti dalla vendita delle uova serviranno infatti a sostenere le spese di cui si fa carico la Cooperativa per garantire la continuità di questo servizio.

 

Nell’immagine legata a questa iniziativa, se ci fate caso, c’è una porta aperta con una mamma sulla soglia. Indica l’ospite dell’appartamento che ha la possibilità di uscire – dalla sua solitudine, dal tunnel dello scoraggiamento, del pessimismo-,  per conquistare uno spazio di autonomia e indipendenza e accogliere positivamente tutte le sfide del quotidiano, sentendosi pienamente supportata.

 

Ma è anche una porta che si apre per noi – noi che scegliamo  semplicemente di acquistare un uovo di cioccolato. È un invito che ci fa questa mamma ad entrare nella sua casa, nel suo mondo, a mettersi in relazione con lei ed essere partecipi del suo progetto di rinascita ed emancipazione sociale. Non a caso, una porta color verde speranza. Basta un uovo, in fondo, per aprire la porta a un (n)uovo futuro.


Contattaci per prenotare le tue uova: http://www.datuttiipaesi.it/pasqua-solidale/

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